Perchè il gruppo? Linee guida per una terapia di gruppo

Da quest’anno lo Sportello – in aggiunta ai percorsi individuali già attivi da diversi anni – offrirà percorsi psicologici e psicoterapeutici di gruppo. Felici di ampliare il nostro bagaglio di servizi, vorremmo condividere con voi alcune riflessioni sul senso e sul significato di queste psicoterapie. E allora…

…perché il gruppo?

Il gruppo è un contenitore. Un insieme di persone si ritrova con cadenza regolare, nello stesso posto, alla stessa ora, per occuparsi di sé. Ci si trova con l’obiettivo comune di conoscersi più in profondità, di lenire o gestire un malessere, di stare meglio. Al di là delle modalità di lavoro, si è in uno spazio di libertà, separato dalla vita quotidiana ed entro cui vigono regole differenti. Si è liberi di esprimersi e non vincolati all’agire concreto, alla prestazione o al risultato immediato. Ci si dispone in cerchio, attorno ad un centro vuoto entro cui virtualmente prenderanno vita i ricordi, i pensieri e gli stati d’animo dei singoli partecipanti. La forma circolare definisce lo spazio rituale fin dalla notte dei tempi: da un lato essa favorisce l’emergere di aspetti via via più profondi, dall’altro ordina e separa lo spazio, delimitando un “dentro” protetto e garantito – ciò che i greci chiamavano témenos, il contenitore sacro che individua uno spazio e un tempo fuori dall’ordinario.

Eccoci dentro, dunque. Individui in gruppo, nello spazio dell’ascolto, della riflessione, dello stare. Qui è possibile un movimento fra il singolo e l’insieme, poli immaginari di una tensione dialettica che alimenta e sostiene l’intero processo. Qui, virtualmente, vengono a sovrapporsi più “gruppi” (più appartenenze e più matrici, per dirla tecnicamente): a un livello, il qui e ora del gruppo – le interazioni presenti, cosa succede o non succede manifestamente; a un altro livello, la storia familiare e culturale di ogni individuo – le sue esperienze di vita, le vicende che porta con sé; ad un altro livello ancora, le singole “gruppalità interne” – i mondi interiori di ciascuno, i suoi personaggi mentali, i suoi molti io. Ogni matrice trova dinamicità nel contenitore del gruppo, strutturalmente adatto alla complessità e alla molteplicità. In questa maniera i partecipanti hanno modo – poco alla volta – di familiarizzare con la loro stessa molteplicità e complessità, dipanando gradualmente le loro trame interiori e gradualmente facendole dialogare con quelle degli altri. Il gruppo diventa quindi la possibilità autentica di incontro con l’altro, con il diverso che è in noi, con ciò che è al di là (e al di sotto) di ciò che per comodità chiamiamo “io”: offrendoci la possibilità di rispecchiarci nelle mille e mille sfaccettature dell’umano, il gruppo terapeutico ci aiuta a riunire i differenti tasselli di noi stessi.

Alcuni tipi di percorso, come lo psicodramma classico, incoraggiano la spontaneità e la creatività ed accompagnano l’individuo nella presa di coscienza delle modalità relazionali con cui sta al mondo, nonché nell’esplorazione di ruoli nuovi e più funzionali alla sua realtà. Gruppi di stampo più analitico, come la gruppoanalisi o lo psicodramma individuativo, pongono invece una maggiore attenzione sulla ricostruzione delle trame familiari e relazionali che stanno alla base della nostra persona attuale, sull’esplorazione del nostro mondo interno, sull’accompagnamento lungo quel processo ideale di diventare se stessi che Jung chiamava individuazione.

Analogamente a quanto ci succede in un percorso di psicoterapia, poco alla volta anche in gruppo ci imbattiamo in intuizioni e prese di coscienza su di noi, tramite la relazione ed il continuo rispecchiamento con gli altri membri. Inizialmente apprendiamo in che modo ci vede l’altro, a cominciare da aspetti più evidenti e di superficie, quindi ricostruiamo che cosa, in noi, suscita determinate osservazioni o reazioni; nel confronto con la nostra storia passata abbiamo poi la possibilità di osservare più profondamente la natura delle nostre difficoltà e del nostro essere odierni, fino a prender consapevolezza del perché tutto ciò accada; è nel dare un senso alla nostra vita che troveremo quindi modalità più autentiche e creative per viverla con pienezza.

La ricerca sui risultati delle psicoterapie di gruppo ci fornisce dati forti a sostegno della loro efficacia. Fra i fattori più rilevanti abbiamo:

  • la possibilità di comprendere, tramite gli altri, il nostro modo di stare al mondo (come avviciniamo gli altri, come ci poniamo, cosa può dar fastidio o generare equivoci);
  • la costruzione ex novo di relazioni significative con gli altri partecipanti e la comprensione dei nessi fra queste e le nostre relazioni famigliari;
  • lo spazio per la catarsi e l’espressione emotiva;
  • la costruzione di una coesione e di un senso di appartenenza al gruppo;
  • la comprensione di sé (specialmente di quei lati precedentemente sconosciuti o inaccettabili) e la ricostruzione delle vicende passate alla base di chi siamo oggi;
  • fattori di natura più esistenziale, come riconoscere profondamente l’universalità della sofferenza e la necessità di assumersi la responsabilità di sé, l’occasione di sperimentare genuinamente sentimenti di speranza e di fiducia nel miglioramento e nella trasformazione delle proprie condizioni, potenziare collettivamente una sensibilità altruistica e solidaristica.

Al suo meglio, il gruppo ci aiuta insomma a conoscerci meglio e a dare senso profondo alla nostra vita e all’esistenza, a incrementare il senso di speranza ed a sentirci parte di una più ampia comunità, a comprendere razionalmente ed emotivamente noi stessi, a sviluppare empatia e sentimenti di gratitudine, compassione e fiducia, a trovare modalità relazionali che fanno star bene noi e chi abbiamo accanto.

Sì, ma in pratica?

I gruppi che nei prossimi mesi cominceranno sono due. Un gruppo analitico, con sessioni di 2 ore e a cadenza settimanale, in cui lavoreremo alternando la parola e l’azione psicodrammatica. Ogni incontro inizierà con un aggiornamento: chi vuole può cominciare condividendo qualcosa – un evento, un sogno, una riflessione: ciò che vuole. La discussione poco a poco prenderà forma, di condivisione in condivisione, seguendo un filo analogo a quello si seguirebbe in una psicoterapia individuale. Ciascuno è libero e invitato a parlare della propria esperienza, di come si sente, degli stati che il gruppo e l’argomento suscitano in lui. Allo stesso tempo nessuno è obbligato ad esporsi o a parlare – il silenzio ha grande valore ed è compito dei conduttori del gruppo prendersi cura e tutelare ogni partecipante nelle sue scelte e atteggiamenti. Nelle fasi centrali dell’incontro potremo ricorrere alla messa in scena di alcuni episodi (ricordi, sogni, immagini…) raccontati da uno dei partecipanti. Si vivrà allora una sorta di teatro psicologico – è quel che chiamiamo psicodramma – tramite cui ridare vita e osservare scene significative, al fine di meglio comprenderle e “metabolizzarle” emotivamente. La fase finale dell’incontro è riservata ai rimandi sulle scene giocate o alle condivisioni rispetto a quanto discusso nella sessione. In chiusura c’è l’osservazione: uno dei conduttori ripercorre brevemente quanto è emerso, sottolineando alcuni punti focali e proponendo spunti di riflessione conclusivi.

Avvieremo poi un secondo gruppo, di natura più espressiva, con incontri di 90 minuti e a cadenza quindicinale, con modalità di lavoro più variegate. Alternando stimoli e strumenti differenti (ad esempio la scrittura, il disegno e l’arte grafica, l’espressione corporea e il gioco psicologico) alleneremo la spontaneità e la creatività, dando ampio spazio all’espressione emotiva e alla condivisione.

Indipendentemente dalla tipologia di gruppo è bene tenere a mente alcune semplici regole di base. Il gruppo è un luogo di cura, ma allo stesso di cui è necessario curarsi. Per questo chiediamo a tutti di rispettare il segreto rispetto a quanto condiviso dagli altri membri. È importante non farsi male, soprattutto (nel nostro caso) in senso emotivo: siamo liberi di esprimerci e di confrontarci, ma nel rispetto dell’altro, senza giudicare o aggredire. È bene aver cura dello spazio e del tempo del gruppo, sia come luogo fisico, sia come spazio mentale (rispettiamo gli orari concordati, avvisiamo se non possiamo venire…). In ogni caso i conduttori sono disponibili a effettuare incontri individuali con i singoli membri, laddove lo si ritenga necessario.

 

Domande e risposte

   “Quante persone ci saranno?”

Lavoreremo in piccolo gruppo, tra i 4 e i 10 partecipanti.

   “In che caso sarebbe meglio intraprendere un percorso di gruppo?”

La psicoterapia di gruppo, come efficacia, non è né meglio né peggio di quella individuale, pur avendo caratteristiche differenti. Naturalmente, per indole personale si può avere una preferenza per uno specifico assetto. E non è infrequente che in fasi diverse del percorso si passi dal setting individuale al gruppo o viceversa (talvolta i due percorsi vengono fatti in parallelo). In ogni caso l’inserimento in un gruppo è sempre preceduto da uno o due colloqui individuali, per valutare insieme la strada da prendere.

   “Partecipando a un gruppo potrei farmi nuovi amici?”

Durante un percorso di gruppo può certamente capitare che si creino legami profondi fra i partecipanti. In un gruppo analitico chiediamo ai membri di non frequentarsi al di fuori degli incontri (così come è fondamentale non frequentare il proprio terapeuta al di fuori degli spazi della psicoterapia). Può sembrare una regola rigida, ma è una condizione necessaria al buon funzionamento del processo. Diverso è per i gruppi di stampo più espressivo: in questo caso non vi è alcun vincolo ed anzi è senz’altro positivo che nascano amicizie e legami personali.

   “Ci sono limiti di età?”

No, se non l’aver raggiunto la maggiore età. Esistono anche gruppi rivolti a bambini e adolescenti, ma al momento stiamo avviando gruppi dedicati agli adulti.

   “Per quanto va avanti il gruppo? Devo partecipare a tutti gli incontri?”

Come in una psicoterapia individuale, la durata dell’intervento non è definibile a priori: in genere è bene impegnarsi a partecipare per un tempo non inferiore a un ciclo (cosa che verrà concordata inizialmente con il conduttore). È importante garantire una continuità, al gruppo e a se stessi, specialmente nelle fasi iniziali del percorso. In caso di impossibilità a presentarsi a un incontro è bene avvisare, per dar modo agli altri partecipanti di “averci in mente” lo stesso. Chiaramente si è liberi di interrompere il percorso in qualunque momento; in tal caso chiediamo però – dove possibile – di fare un breve ciclo di chiusura con il gruppo o individualmente con uno dei conduttori, al fine di terminare al meglio il lavoro fatto.

 

Bibliografia

Cavalitto, S. (2010), Il lavoro di gruppo e la psicologia analitica: alcune note storiche e metodologiche [in Anamorphosis – Gruppi, psicologia analitica e psicodramma, n. 8].

Demetrio, D. (1996), Raccontarsi.

Gasca, G. (2012), Lo psicodramma gruppoanalitico.

Gasca, G. (2017), Origine e sviluppo dello psicodramma analitico individuativo [relazione tenuta al convegno APRAGIP, 6-8 ottobre 2017].

Gasca, G., Gasseau, M. (1991), Lo psicodramma junghiano.

Moreno, J.L. (1947), Il teatro della spontaneità.

Schützenberger, A.A. (2003), Lo psicodramma.

Yalom, I. D. (1970), Teoria e pratica della psicoterapia di gruppo.

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