Noi siamo un dialogo

 

Noi siamo un dialogo (Giovanni Stanghellini, 2017)

La domanda a cui questo libro tenta di dare una risposta è ambiziosa e imponente: “Che cosa significa esseri umani?”. E’ una domanda che riguarda tutti, pazienti, operatori, ma non solo, ci riguarda in quanto abitanti di questo mondo. La risposta che ci dà l’autore è semplice e disarmante allo stesso tempo: esseri umani significa essere in dialogo, con se stessi e con l’Altro, che è in noi e fuori da noi.

E da questa definizione, allora, possiamo rivalutare tutte le nostre idee e convinzioni su cosa sia la patologia mentale e su cosa sia e in cosa consista la sua cura. Con una delicatezza estrema, Stanghellini ci accompagna nei meandri più profondi dell’esistenza umana, ci rivela la fragilità e la vulnerabilità che ci accompagna nel delicato processo di incontro con l’Altro e gli esiti dolorosi di questo mancato incontro. La patologia mentale è l’esito di una crisi del proprio dialogo con l’alterità, esito che assume diverse forme e declinazioni ma che può essere compreso se osservato in questa prospettiva. I sintomi, invece che segni di un cervello rotto o malfunzionante o geneticamente malato, sono i tentativi estremi messi in atto dalla persona per affrontare l’incontro/scontro con l’alterità.

Quello che l’autore propone è un modo nuovo di pensare alla diagnosi, alla malattia; è un invito a riconoscere e accogliere la vulnerabilità insita nell’essere umano. Questo non può che significare anche un modo altro di pensare alla cura e di ridefinire la professione dello psicologo/psicoterapeuta: la cura è il tentativo di ristabilire questo dialogo con l’alterità e passa, prima di tutto, dal riconoscimento dell’Altro come simile ma diverso da me. Comprendere l’esperienza dell’Altro ci conduce in un viaggio nel mondo dell’Altro, nei suoi significati, nei suoi valori, nei suoi modi di con-tatto. I sintomi dei pazienti ci spianano la strada a comprendere il loro modo di essere nel mondo per infine accorgerci che la cura, in quanto dialogo, non ha bisogno di un giudice che decreti un vincitore, una prospettiva dominante, un dialogo più vero; perché la verità è il dialogo, è la relazione.

Curare non è trovare la verità su qualcuno, ma trovare la verità con qualcuno.