Pregiudizi sugli psicologi: cosa c’è di vero ?

“E’ una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di una buona fortuna debba essere in cerca di moglie” scriveva Jane Austen nell’ incipit di “Orgoglio e Pregiudizio”. Tra gli psicologi invece “è una verità universalmente riconosciuta che uno psicologo in cerca di buona fortuna debba fare i conti prima o poi con i pregiudizi sul suo conto” o ancora per gli psicologi “è una verità universalmente riconosciuta che una persona in possesso di una buona dose di sofferenza debba essere in cerca di psicologo”.

Ma di quali pregiudizi stiamo parlando? Pregiudizi sugli psicologi o degli psicologi? E siamo così sicuri di potere immaginare i pregiudizi come degli errori di giudizio che alterano e distorcono una realtà oggettiva ? O piuttosto possono essere informativi rispetto al modo in cui percepiamo e costruiamo la realtà in cui viviamo?

In quanto psicologi, spesso sentiamo affermare dai colleghi che esistono molti pregiudizi nei confronti della nostra categoria e che queste convinzioni erronee impediscono a chi ne è vittima di chiedere aiuto e di rivolgersi ad uno psicologo. E’ come se i pregiudizi venissero considerati una minaccia per lo sviluppo della professione. I colleghi sentono che la cultura in cui siamo immersi, che plasma le reazioni di ciascuno alle proprie difficoltà indicando a quali professionisti rivolgersi per quali problemi, non valorizzi abbastanza la loro professionalità.

La reazione istintiva da parte di molti psicologi è immediata e molto determinata: urge fare pulizia degli erronei pensieri irrazionali, sradicandoli, tentando di dare un contributo che porti ad una diversa sensibilizzazione della cittadinanza ignara dei progressi della scienza psicologica.
Ma fermiamoci un attimo.
Quale messaggio viene veicolato in questa opera di convincimento dei cittadini?
Abbiamo l’impressione che quest’opera di convincimento possa suonare come un’accusa. Per intenderci, crediamo che ogni tanto gli psicologi siano convinti che i cittadini siano ingenui e stiano dalla parte del torto perché decidono di non rivolgersi allo psicologo. Ecco così che partono le campagne contro i pregiudizi sugli psicologi, che impediscono ai cittadini di rivolgersi a loro. Ma che reazione viene suscitata in chi si sente accusato di stare sbagliando?

Proviamo ad andare oltre, avvicinandoci ai processi individuali che prendono forma in questi “pregiudizi”, con interesse autentico e curiosità, proviamo ad interrogarci senza cadere nella logica del vero/falso, giusto/sbagliato.

pregiudizi sugli psicologi
pregiudizi sugli psicologi

Senza dubbio esistono dei pregiudizi sugli psicologi, così come attorno ad ogni altra professione (l’idraulico tosto e sexy, la fioraia romantica con la testa tra le nuvole, i panettieri che lavorano sodo, il politico corrotto e indaffarato) ma, da psicologi, sappiamo anche che ogni stereotipo contiene in sé delle piccole verità, nasce da piccole verità e serve sempre a proteggerci da qualcosa che temiamo. Gli stereotipi negativi (quelli positivi intimoriscono meno) ci permettono risparmiare energia mentale a scapito dell’accuratezza della valutazione perché eliminano le differenze tra gli elementi appartenenti di una categoria attraverso generalizzazioni. Inoltre gli stereotipi parlano dell’identità di chi li utilizza e dei suoi timori oltre che fornire una bussola per guidarne l’azione. Ad esempio, i folli sono vittima di un grande stigma, molte persone temono i folli i quali vengono percepiti come tutti uguali, in qualche modo la loro presenza costituisce una minaccia per chi li teme, allora vengono allontanati perché questo permette di allontanare da sé in maniera rassicurante l’idea della follia, la possibilità di essere folli, il timore di essere non-normali. Tramite questo allontanamento prende forma la nostra identità di non-folli. La stessa cosa accade per lo psicologo.

Proviamo allora a capire cosa ci può essere di vero in ogni pregiudizio verso i poveri psicologi e da cosa potrebbe proteggerci ciascun pregiudizio. Il condizionale è d’obbligo (“da cosa potrebbe proteggerci”), non vorremmo correre il rischio nuovamente, di dirvi come stanno le cose in realtà, la nostra è una proposta.

1) SOLO I MATTI VANNO DALLO PSICOLOGO

Questo è facilissimo, lo abbiamo appena accennato ma per farci capire meglio ci rivolgiamo ad un collega illustre, Basaglia il quale diceva :”Visto da vicino nessuno è normale”. Ecco allora che inizia a diventare chiaro a cosa ci serve questa bella convinzione. Se noi non vogliamo andare dallo psicologo perché solo i matti ci vanno, forse abbiamo paura che andando dallo psicologo diventeremmo un po’ matti anche noi? O scopriremmo di essere sotto sotto anche noi un po’ strani? E allora forse ci sentiremmo diversi, anormali e questa è una delle sensazioni più drammatiche per qualsiasi essere umano, tutti vogliamo evitarla e qualcuno per evitarla forse, evita di andare dallo psicologo.

1) bis GLI PSICOLOGI SONO MATTI ANCHE LORO

Anche per questo ci rifacciamo al punto di vista precedente e al pensiero di Basaglia. Per fortuna anche gli psicologi sono umani, appartengono al nostro stesso pianeta, hanno paure e desideri, pregi e difetti, due mani e due occhi e come tutti hanno le loro particolarità! Certo ci sono dei motivi ben precisi che spingono una persona a intraprendere questa professione, motivi che non è possibile generalizzare in quanto attingono quasi sempre alla storia personale, non diversamente dai motivi che spingono altre persone a diventare medici, attori, avvocati, gelatai e così via. Ma poi, in fondo, ci spaventa o ci rassicura che la persona che abbiamo davanti, questo signor psicologo, sia vulnerabile alla sofferenza, proprio come tutti?

2) LO PSICOLOGO E’ PER DEBOLI

Senza dubbio sì, verissimo, solo ed esclusivamente chi non ha la forza per farcela da solo va dallo psicologo perchè chi è forte non ci va, chi ha la forza di farcela da solo non ne ha bisogno. Questa convinzione è simile a quella che abbiamo analizzato sopra. Senza dubbio andare dallo psicologo implica entrare in contatto con la sofferenza. Può capitare a tutti di temere la sofferenza o di avere l’impressione che fare i conti con la fragilità ci esponga al rischio di essere considerati o di sentirsi deboli e perdenti. Effettivamente però, la sofferenza e il dolore fanno parte della vita, proprio come la gioia; allora forse le nostre debolezze e fragilità ci ricordano la nostra natura squisitamente umana. E ci sono aspetti intrinseci dell’umanità che ci spaventano, basti pensare alla morte, alla malattia… è molto difficile confrontarsi con le proprie difficoltà e riuscire a riconoscerlo, poterselo dire, anche questo è qualcosa che ci evitiamo volentieri, ancor più in una società che insiste sulla necessità di essere forti, sorridenti, goderecci e vincitori (pensiamo a quanti smile, :-), quanti like e all’importanza di non essere un loser)

3) LO PSICOLOGO MANIPOLA LA MENTE

Fortunatamente sì. Non è per questo che si va dallo psicologo? Perché ci aggiusti qualche rotella che è andata fuori posto o fuori fase? Che psicologo sarebbe altrimenti? La presenza dello psicologo effettivamente, in qualche modo, produce dei cambiamenti nella mente della persona con cui lavora; modifica, influenza, altera il funzionamento ed è proprio per questo che viene pagato. Conosciamo qualcuno da cui la nostra mente non sia manipolata, che non eserciti un’influenza su di noi? I nostri genitori, il/la nostro/a partner? E noi, ogni volta che parliamo con qualcuno, oppure ogni volta che siamo pensati da qualcuno, non manipoliamo, in un certo modo, la sua mente? E’ possibile una indipendenza assoluta, una piena autonomia, una libertà assoluta, in uno spazio vuoto senza relazioni? L’educazione non è forse anche una manipolazione culturalmente mediata? La questione è un po’ più complessa di prima e allora chiediamo aiuto ad un altro illustre psicologo, Watzlawick il quale sostiene che gli individui siano costantemente e reciprocamente influenzati ed è impossibile evitare di esercitare o “subire” tale influenza. Nella relazione ciascuno non può non influenzare l’altro nè evitare di essere influenzato dall’altro. Questo accade anche nella relazione paziente-psicologo. Ciò che accade nella relazione con lo psicologo effettivamente può essere trasformativo, non meno di quanto lo sia ciò che accade in relazioni importanti e profonde dalle quali ci sentiamo toccati.Se abbiamo paura che lo psicologo potrebbe manipolare la nostra mente forse possiamo temere di non avere più il controllo della nostra vita, di essere in balia degli altri, di non essere liberi nè indipendenti, tutte sensazioni che ancora, una volta, è legittimo tenere alla larga!

4) E’ IMPOSSIBILE RISOLVERE PROBLEMI CONCRETI SOLO PARLANDO

Certamente, non si è mai visto un problema che si risolvesse con quattro chiacchiere, un’ora alla settimana. E’ inutile affrontare con un estraneo problemi come recenti separazioni, lutti, disoccupazione, perché le parole non possono risolvere un ricongiungimento, un annullamento della perdita o una assunzione lavorativa. Forse però le parole possono essere d’aiuto nel riconoscere e comprendere alcuni schemi che si ripetono, sempre uguali (tutte le storie vanno a finire nello stesso modo, in tutti i lavori succedono sempre le stesse cose, tutte le perdite causano un dolore tremendo…). Forse concederci del tempo per riflettere sul motivo per cui sembriamo “capitare” sempre nelle stesse situazioni, con identici finali, non è piacevole e forse a volte preferiamo solo lamentarci di questi problemi anziché provare a capirne qualcosa con estrema fatica.

5) GLI PSICOLOGI APPROFITTANO DELLE SOFFERENZE ALTRUI GUADAGNANDOCI SOPRA

Questa è interessante perché ci porta immediatamente a chiederci quanto abbia approfittato della nostra appendice infetta quel medico che ci ha operato o quanto abbia approfittato quell’avvocato profumatamente pagato per ottenere il risarcimento per i danni di quel bruttissimo incidente… la lista potrebbe essere infinita. Certo, gli psicologi lavorano con le persone che affrontano difficoltà e ne fanno di questo un guadagno, allo stesso tempo però sono al servizio di quelle persone, vengono retribuite per un servizio che svolgono ed è proprio questa sfumatura a distinguerli dall’amico del cuore o dal barista di fiducia sotto casa. La retribuzione percepita dagli psicologi è una misura dello spazio e del tempo offerto e dedicato al cliente, fisico e mentale. Ma c’è un altro tipo di guadagno per gli psicologi, c’è un tornaconto ancor più grande che possiamo recriminare loro: approfittare delle sofferenze altrui per guadagnare conoscenza, perché gli psicologi, che lo ammettano o meno, imparano molto dai loro pazienti.

6)NESSUNO PUO’ CAPIRE IL MIO DOLORE

Effettivamente no, spesso anche il proprio dolore è difficile da capire. E’ come se in certi momenti particolari sentissimo di essere particolarmente soli, soli avendo come unico compagno il nostro dolore. Per certi versi è proprio così, e sempre lo sarà, così come fortunatamente è altrettanto vero il contrario, come abbiamo detto prima, siamo sempre in relazione ed è impossibile non esserlo, in qualsiasi momento. Il problema nasce forse dal fatto che non riusciamo ad accettare queste piccole verità, allora questo senso di solitudine e di isolamento crea una sofferenza ancor maggiore. Andare dallo psicologo ci può mettere davanti al muso il fatto che, non solo siamo sempre in relazione ma anche che, nonostante questo, nessuno può capire veramente il mio dolore. Che confusione! Fortunatamente però se siamo insieme a qualcuno in questo dolore e in questa confusione, forse tutto assume un’altra dimensione.

7)IO SONO FATTO COSI’ (CAMBIARE E’ IMPOSSIBILE, IL LAVORO PSICOLOGICO NON MI POTRA’ MAI CAMBIARE)

Siamo fatti così, siamo proprio fatti così suonava la colonna sonora di un celebre cartone animato. Una piccola curiosità però: i globuli rossi hanno una durata di circa 2 mesi, le cellule nel sistema digestivo vengono sostituite ogni 5 minuti, le gengive si rigenerano ogni due settimane e questa opera di rigenerazione avviene per la maggior parte delle cellulle di cui siamo composti. I sistemi sociali, pur avendo tempi differenti, non sono molto differenti, non possono non cambiare. A parte queste considerazioni che possono sembrare teoriche, in una certa misura noi siamo quello che siamo e non potremo mai diventare qualsiasi altra cosa anche se il mantra dei nostri tempi ci dice che possiamo essere qualsiasi cosa, basta un po’ di forza di volontà. Anche noi vorremmo volare ma probabilmente siamo fatti così e di volare, in questa vita, non se ne parla. “Io sono fatto così” vuol dire anche “io ho dei limiti”. Benissimo tutti ne hanno, da qui si parte per cambiare, all’interno dei propri limiti, senza diventare altro, anche perché sarebbe impossibile, ci vorrebbe un mago più che uno psicologo. E’ importante sentire di continuare ad essere se stessi, proteggere se stessi dai cambiamenti che temiamo possano stravolgere la nostra vita e la nostra identità. Il cambiamento arriva quando le circostanze sono propizie, ed è difficile ogni tanto capire cosa lo abbia determinato, effettivamente non è possibile trovare un solo responsabile  per il cambiamento (lo psicologo) ma questo è generato da un insieme di circostanze che, tutte sommate, lo rendono possibile.

8) HO AMICI E PARENTI CHE MI AMANO, POSSO RIVOLGERMI A LORO

Senza dubbio è vero, ma spesso, per la nostra esperienza clinica spesso i parenti sono anche pieni di aspettative, molto richiedenti, ogni tanto ci fanno sentire in colpa, oppure nel momento del bisogno non riescono a darci quello di cui avremmo bisogno. Questo non significa che siano cattivi o che non ci vogliano bene, assolutamente, fanno il loro meglio per darci quello che credono sia importante per noi. Senza dubbio una buona rete di sostegno può essere meglio di 200 anni di sedute psicologiche. Però fermiamoci un attimo. Come mai il codice deontologico degli psicologi vieta loro esplicitamente di lavorare con i propri parenti ? Il legame di parentela impedisce agli psicologi di poter svolgere correttamente il proprio lavoro, impedisce un “sano disinteresse” e di poter avere un punto di “vista esterno” e creando una sorta di “conflitto di interessi” nello psicologo tra gli interessi familiari e quelli professionali. Dal punto di vista della psicologa (che chiameremo Ada) è proprio il fatto che una persona (che chiameremo Bill) le sia parente ad impedire ad Ada di avere un certo tipo di sguardo su Bill mentre, se proviamo a cambiare la prospettiva, guardandola dal punto di vista Bill, il fatto che la psicologa Ada sia parente gli renderà più difficile creare un rapporto scevro da interessi familiari.  Ma allora questo vuol dire che lo psicologo, in una certa misura, mi può aiutare in una maniera che è impossibile per i parenti. Vuol dire che quello che ricevo dai miei parenti può non essere, in un determinato momento, quello di cui ho bisogno e anzi che forse sì i miei amici e parenti mi amano, ma non sempre come vorrei, non sempre come mi piacerebbe. Ammettere a se stessi che ogni tanto non possiamo contare sulle persone che ci amano e ci circondano non è effettivamente una bella esperienza e forse ogni tanto ci piace pensare di poterci aggrappare a loro, credere che siano perfette e che possano soddisfare pienamente i nostri bisogni, ma fortunatamente non è così, ci sono molte più possibilità.

9) LO PSICOLOGO TI “TIENE IN CURA” PER ANNI

Andiamo per ordine: partiamo dal principio: “ti tiene in cura”. Questo punto dovrebbe essere ormai facile da afferrare: se temiamo che lo psicologo ci tenga in cura, potremmo essere spaventati dall’idea di essere malati, malfunzionanti. Quest’idea non è una buona compagna di vita.
Proviamo a passare al “per anni”: effettivamente sì, dipende dallo psicologo, dalla sua formazione, ma sì, può anche tenerti in cura per anni, può capitare. In quanto psicologi crediamo che alcuni problemi ormai diventati parte della vita di una persona possano richiedere un po’ di tempo per essere affrontati. Vediamo quale timore e atteggiamento potrebbe nascondersi dietro questo piccolo pregiudizio: “Che noia, io preferisco leggere ogni tanto qualche articolo di psicologia sulle riviste comprate in edicola. Chissà perchè mai devo stare in cura per anni? Sarò mica grave? Saranno mica problemi complessi? Le mie sono sciocchezze! Io mi annoio, al giorno d’oggi è tutto veloce e non ho voglia di impegnarmi in maniera continuativa in un percorso così.“ Per alcuni cambiamenti può essere necessario impegnare un po’ di tempo e un po’ di energia. Alcuni percorsi psicologici possono durare anni ed è legittimo che non tutti abbiano voglia di impegnarsi, o che preferiscano dirsi che  dopotutto, i propri problemi siano sciocchezze rispetto ai veri problemi della vita. E’ faticoso ogni tanto fare i conti con le proprie difficoltà, riconoscersele, legittimarle, amarle e provare a fare il possibile per cambiare, nel rispetto di quello che si è.

Ci teniamo a sottolineare che in questo articolo abbiamo usato in maniera indifferenziata la parola psicologo per indicare talvolta il lavoro dello psicoterapeuta. Non vogliamo creare confusione: psicologo e psicoterapeuta sono professionalità diverse, fortunatamente il web è pieno di ottime pagine di psicologi o psicoterapeuti che potranno aiutarvi a distinguerli.

Quello che è certo è che sulla testa di entrambe, indiscriminatamente, pende la spada di Damocle di questi pregiudizi.

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